«I dioscuri di Solari»: Luigi Firpo e Norberto Bobbio

Se nell’ambito della storia del pensiero politico operò proficuamente lo scienziato della politica Gaetano Mosca, siciliano, professore a Torino dagli ultimi anni del XIX secolo al 1924 (con interruzioni dovute a gravose responsabilità extrauniversitarie), decisivo fu il lungo insegnamento del già ricordato Gioele Solari. Tra i molti suoi allievi, accenneremo qui a coloro che sono stati chiamati «i dioscuri di Solari», Luigi Firpo e Norberto Bobbio.

Finissimo studioso di Bruno, di Campanella, degli utopisti e più in generale del pensiero politico e religioso del Cinque-Seicento (ma si interessò anche del Settecento, e occasionalmente si occupò di Marx), instancabile cacciatore – e scopritore – di testi e personaggi minori o sconosciuti, Luigi Firpo fu filologo incontentabile e rigorosissimo. Celebre per le impeccabili edizioni da lui curate, rifuggiva dalle ricostruzioni complessive, preferendo esplorare settori circoscritti nei loro aspetti multiformi. Riteneva che bisognasse studiare non soltanto le dottrine politiche di carattere sistematico, ma anche (e soprattutto) «i meno ambiziosi ‘pensieri’» avventurandosi nel «ribollente magma delle idee». Insegnò per molti anni prima nel corso di laurea in Scienze politiche della Facoltà di Giurisprudenza, poi nella Facoltà di Scienze politiche, sorta nel 1969 anche grazie al suo attivo adoperarsi.

Erede e rielaboratore della lezione di Solari, di Ruffini, di Gobetti, vicino al socialismo liberale di Carlo Rosselli, e più ancora al liberalsocialismo di Aldo Capitini e Guido Calogero, membro del Partito d’Azione, Norberto Bobbio diventò nel secondo dopoguerra, a Torino, il simbolo stesso di quella cultura laica, democratica, antifascista che condivideva con Galante Garrone e Venturi. Insegnò Filosofia del diritto dalla cattedra che era stata di Solari, poi Filosofia della politica (1972-79). Di spiccata rilevanza sono i suoi studi di storia del pensiero politico, condotti con strenua volontà di distinguere, di precisare, di chiarire, cui s’accompagnava un costante impegno teorico. Il pensatore cui si dedicò più assiduamente fu Thomas Hobbes; ma accanto a Hobbes figurano Pufendorf, Locke, Kant, Hegel, Cattaneo. Il volume del 1971 che raccoglie i saggi su Cattaneo porta il titolo Una filosofia militante, espressione che può essere applicata allo stesso Bobbio. Ripetutamente affrontò – senza essere marxista – il pensiero di Marx, individuandone sia i gravi limiti sia l’innegabile genialità; non a caso intitolò un suo volume Né con Marx né contro Marx (1997). A Bobbio dobbiamo altresì un limpido Profilo ideologico del Novecento italiano (1986), in cui fermamente sosteneva l’assoluta incompatibilità tra fascismo e cultura. Ne derivò un appassionato dibattito con repliche non prive di valide argomentazioni.

Il Profilo ideologico di Bobbio ci immette nelle ricerche sull’età contemporanea, che a partire dagli anni sessanta cominciarono a moltiplicarsi con speciale attenzione al fascismo, all’antifascismo, alla Resistenza, alla seconda guerra mondiale, ai problemi del dopoguerra, al movimento operaio. In Italia il primo insegnamento di Storia contemporanea era stato istituito a Firenze nel 1950 presso la Facoltà di Scienze politiche «Cesare Alfieri». Insegnamenti di Storia contemporanea furono istituiti a Torino negli anni sessanta presso la Facoltà di Giurisprudenza e la Facoltà di Magistero. La Facoltà di Lettere dovette attendere fino al 1970. Via via gli studi sono venuti proliferando, e attualmente siamo di fronte a una produzione fin troppo copiosa. Anche se in una mole così ingente non mancano, com’è inevitabile, i lavori modesti, numerosi sono i libri e i saggi di alto livello. Cosa che tanto più merita di essere apprezzata quanto più sta dilagando nel nostro paese una pseudostoriografia grossolanamente polemica affollata di presuntuosi dilettanti che si autoproclamano storici o sono corrivamente accreditati come tali da media compiacenti.

Un rapido cenno, infine, sulle case editrici. Il primo posto spetta alla casa editrice Einaudi che, aperta a larghi orizzonti fin dalla sua fondazione nel 1933, dal secondo dopoguerra in poi ha fatto conoscere la miglior produzione storiografica italiana e straniera. Bloch, Braudel, Febvre, Gerschenkron, Hazard, Lefebvre, Stone sono soltanto alcuni dei grandi autori stranieri tradotti presso Einaudi. E presso Einaudi sono apparsi i volumi di Settecento riformatore di Venturi, la monumentale biografia di Mussolini dovuta a Renzo De Felice, la Storia del Partito comunista italiano di Paolo Spriano. Notissima la Storia d’Italia, che si è giovata e si giova di una équipe di collaboratori di fama internazionale; cominciò a uscire nel 1972 ed è tuttora in corso di pubblicazione. Senza trascurare gli apporti recati dalla casa editrice Loescher, dalla casa editrice Bollati Boringhieri, dalla SEI (Società Editrice Internazionale), occorre sottolineare le iniziative della UTET (Unione Tipografico-Editrice Torinese) soprattutto con le collane «Classici del pensiero politico», «Classici della storiografia» e «Storia d’Italia».